Continuiamo a riflettere sulla vocazione con una testimonianza (dopo la fondazione delle Suore di S. Giovanna Antida, pubblicata la settimana scorsa), in questo periodo in cui tutta la Chiesa prega per le vocazioni sacerdotali e nella nostra Parrocchia preghiamo e riflettiamo sulla chiamata universale alla santità e sulle diverse chiamate che Dio fa per raggiungere da santità attraverso strade diverse.
Fin da bambino ero attratto dalle cose belle e in particolare da Gesù e dalla vita del vangelo. Quando più grandicello partecipavo a dei ritiri mi addolorava molto però che il mio comportamento ne rimanesse positivamente mutato solo per qualche giorno, poi tutto come prima: tanti buoni propositi e tante delusioni. Qualcuno mi propose di andare in seminario o di diventare missionario, ma io, il mio futuro, lo immaginavo sempre più come quello dei miei genitori, cristiani convinti e impegnati e così continuai i miei studi stando a casa.
In piena adolescenza partecipo con i miei ad un incontro estivo di spiritualità che ci fa vedere che vivere il vangelo è possibile e alla nostra portata. Frequentiamo questi nuovi amici e da loro imparo anch'io, che per cristianizzare di più la mia vita a non serve tanto cercare la mia perfezione, ma piuttosto importa amare concretamente chi mi circonda. In famiglia l'amore cresce tanto sia con i genitori che coi fratelli. E spesso anche in modo visibile e sensibile. C'è una serenità, una pace una costanza nell'impegno, che prima non c'era. È come aver scoperto un segreto, un tesoro nascosto: se ci vogliamo bene come lui ha insegnato ai suoi discepoli, è possibile sperimentare la gioia e la presenza di Gesù.
Per più di un anno, tutti i giorni, vado a trovare ad un coetaneo che ha un tumore maligno e che ho conosciuto all'ospedale. Diventiamo grandi amici e quando muore è come se fosse morto un mio fratello. Sono però sereno perché tra noi spesso si sentiva che c'era Gesù e così sono sicuro che ha raggiunto il Cielo.
Poi, un giorno ormai lontano, la vocazione specifica. Gesù mi fa capire che mi viole focolarino, lo sento in cuore e sia pur nelle lacrime gli rispondo affermativamente. Era una chiamata a seguire Chiara Lubich, non solo vivendo la sua spiritualità come ormai cercavo di fare da tempo, ma anche nella sua particolare vocazione. Avvenne in un momento preciso, molto bello e forte, mentre Chiara stava parlando, a Rocca di Papa, ad un gruppo di alcune centinaia di ragazzi e ragazze, dirigenti del Movimento Gen. Le scrivo subito di quanto è successo e anche del fatto che sono fidanzato e che la mia vita sta cambiando radicalmente. Poche ore dopo sono con lei, a tu per tu, in un colloquio fondamentale per tutta la mia vita. Lei capisce e mi spiega il travaglio che sto passando, e mi assicura che lascio cose di valore e belle, ma per Dio! E mi assicura che colui che ha creato tutti gli amori che mi ricompenserà proprio in amore. Sono passati ormai più di 30 anni e devo dire che Chiara ha avuto ragione.
Francesco Zurlo
Nota:
Cfr. "Grazie" n. 223, 26 aprile 2009.