TANTE e tante volte mi sono sentito dire "...ma il Papa\la Chiesa parlano dei poveri e poi il Vaticano, le ricchezze... come la mettiamo...?!"
Domanda spesso legittima, ma non sempre accomodante. Perché, a mio sempre più certo parere, la Chiesa non può essere la scusa per non fare i conti con Dio. Non vorrò legittimare alcune esagerazioni che sono a carattere prettamente personale di alcuni ecclesiastici in senso stretto e non (perché la Chiesa non è solo il papa o i preti, ma anche loro) ma mi piacerebbe mettere in luce alcuni aspetti che possono far uscire dai soliti luoghi comuni. La Chiesa è la Sposa di Cristo e come tale vive per il suo Signore e per Lui è «adorna» (Cfr Ap 21, 2).
E tutto ciò che di prezioso è in essa è per Lui. Come diceva il Santo più povero dei poveri, Francesco d'Assisi, nella lettera ai custodi: "vi prego, che più che se riguardasse me stesso che, (...) supplichiate i chierici di venerare sopra ogni cosa il Santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo (...). I calici, i corporali, gli ornamenti dell'altare e tutto ciò che serve al sacrificio, devono essere preziosi." Perché? Perché Francesco chiede ai custodi di supplicare i preti a non essere o a usare sciatterie mascherate di povertà per le cose che riguardano la Chiesa e il Signore? Per amore. Non può esistere altro motivo. E il di più "viene dal maligno". Certo la prima e più importante cosa preziosa per Dio è il cuore puro dei suoi figli ma, come ogni giovane e come ogni uomo che ama la sua ragazza e la sua moglie, che per lei darebbe se stesso e che per lei, per amore, non perde occasione di farla sentire importante, di renderla sempre più bella, così è la Chiesa per il Signore e viceversa. E questa è la base del discorso, prettamente spirituale e che chiunque è innamorato può certamente comprendere.
Poi c'è da tenere in conto altri aspetti di ordine certamente pratico ma che si innestano in questo; di questi "beni" la Chiesa né è custode per chi, nei secoli, per amore di Dio li ha realizzati... e dunque molti sono ex voto... espressione cioè di fede e ringraziamento e la chiesa per questo non può sbarazzarsene ...per i poveri... altrimenti farebbe come Giuda (e non a caso proprio lui) che rimproverava la Maddalena di sprecare l'olio prezioso di puro nardo su Gesù invece che venderlo per dare il ricavato ai poveri. Gesù rimprovera duramente Giuda perché in quello "spreco" c'è un puro atto d'amore e lui con la scusa dei poveri ne è geloso e non se ne accorge. E Gesù aggiunge: "i poveri li avete sempre con voi..." dunque non utilizzateli come scusa... anche perché sarebbe offensivo, tra l'altro, nei loro confronti. Ed è ancora più offensivo nascondere la povertà dietro una distorta idea di un Gesù poveraccio o straccione.
Gesù non era un poveraccio, avrebbe legittimato la povertà altrimenti. Gesù era semplice: è diverso. È nato in una stalla perché non c'era posto nell'albergo (da tenere presente, anche in contesto storico,albergo\\ stanza\ casa...) se ci fosse stato, Giuseppe che era falegname avrebbe tranquillamente pagato. Gesù era un maestro, un rabbì e indossava le vesti proprie del maestro. Nel Vangelo si dice che sulla tunica tirarono la sorte invece che dividerla. Perché? Perché era cucita tutta d'un pezzo, dunque preziosa.
Ora, facendo la dovuta attenzione, si giudica la chiesa mentre il mondo non esita ad indossare abiti all'ultimo grido e occhiali all'ultima moda; e occorre ricordare che non è sempre oro ciò che luccica. Riporto un episodio di un Vescovo che era in visita pastorale nella sua diocesi, episodio che mi ha molto colpito e che ho vissuto in una diversa circostanza in prima persona. Questo Vescovo era in una scuola superiore e parlava della povertà. Una ragazza, con tono saccente, si alza e grida: "Eccellenza, mentre mi parla della povertà lei indossa una croce d'oro sul petto!?" Il vescovo, si avvicina, la guarda negli occhi, si toglie la croce e le dice: "portala con te, ad un orafo e fatti dire il valore. Poi sarai libera di farne ciò che vuoi". La ragazza il giorno dopo chiede scusa al vescovo. L'aveva portata e aveva scoperto che era di ottone placcato e che i suoi giovani gli avevano regalato quando era diventato vescovo.
A me invece è successo una volta col calice, regalatomi quando sono diventato sacerdote qualche mesetto fa. Una persona mi dice dopo un discorso insieme sulla Chiesa e i poveri: "sì, don Francesco, hai ragione. Però tu oggi la Messa l'hai celebrata con un calice d'oro." ...io la Messa l'avrei potuta celebrare tranquillamente con un calice d'oro perché "ti amo Signore" ma quel calice era, anzi è, di metallo placcato in oro. Ma la bellezza, salverà il mondo. Quale bellezza. Unicuique suum.
don FRANCESCO TARANTINO
Nota:
Da Grazie n. 217, Domenica 15 marzo 2009.