Il contagio dell'amicizia verso i nostri fratelli poveri
E' una notte fredda e serena. Tutte le luci dei negozi si sono spente già da qualche ora, le vie sono deserte, si illuminano le finestre nelle case.
Qualche botto di fine anno preannuncia il tripudio di colori e rumori che accenderà la città tra poche ore. Forse non tutte le case vedranno famiglie riunite, cene imbandite, calore ed illuminazione sufficiente. Ma sicuramente il freddo pungente di questa notte si farà sentire di più per chi non ha un tetto. Come ogni sera tanti fratelli più poveri cercano di organizzare al meglio un riparo.
Il Natale è appena trascorso, Gesù è nato ancora e ha parlato nelle parole antiche del Vangelo, nelle chiese di tutto il mondo a tanti uomini e donne. Ha portato un lieto annuncio di salvezza e di speranza: la salvezza da una vita vuota di senso, la speranza di una vita nuova.
Stanotte insieme con alcuni amici sono andata anch'io a condividere un momento di gioia con persone che mai la città ti lascerebbe incontrare, proprio come quel Gesù bambino ai margini di un luogo dove non c'era posto per lui.
Fratelli poveri, in condizioni di inconcepibile ed intollerabile disagio che con semplicità e dignità, restituita loro dalla cura e dall'amicizia, accettano un piccolo aiuto: un panino, una coperta, un paio di scarpe, ma soprattutto il desiderio di stare insieme, di incontrarsi, di offrirsi consolazione. Stanotte c'è scappata anche la lenticchia ed un brindisi.
E alla fine di questo "giro" tra piazza Mazzini, il lungotevere, i pressi dello stadio la consapevolezza di avere ricevuto tanto di più di quello che si pensava di portare: amicizia, desiderio di incontrarsi ancora, di usare la propria testa ed il proprio cuore per amare di più.
Prego il Signore, portando i volti e le storie di questi fratelli con me, di poter in questo anno che viene, allargare il mio cuore e contagiare tanti altri amici di Gesù di questo amore senza barriere.
Preparare insieme ad altre amiche i panini da portare il giovedì sera avrà da oggi una valenza ancora maggiore: significherà l'occasione per parlare di loro, per pregare, per aiutarsi ad aiutare, per parlare ai nostri figli così presi dalle lusinghe di un vuoto benessere che si teme di non riuscire a raggiungere, testimoniando con l'impegno verso gli ultimi il frutto di una conversione del cuore per la quale non basta una vita.
Il ricordo di quel freddo intollerabile, che tu dopo il giro puoi sciogliere nel calduccio della tua casa, l'amarezza per la vita dura che quasi mai chi vive così sceglie davvero, si trasforma con la grazia del Signore nel desiderio profondo di lavorare insieme ad altri per portare l'amicizia che Dio ha regalato a ciascuno di noi.
Buon anno!
Nota:
da Grazie 168, 6 gennaio 2008